Archive for the ‘Reviews’ Category

Italia di MetalloSHOWDOWN BOULEVARD – Face The Challenge

(2013 – Sinners And Saints Records)

voto: 7/10

Attivi e dinamici, gli  Showdown Boulevard non amano perdere tempo! Nati nel 2012,  hanno infatti già dimostrato di essere una realtà produttiva ed originale in ambito hard rock.

Il combo prende vita da un’idea di Stevie Anders (E.L.F. e Jailhawks) e Andy Pontremoli, in seguito alla loro comune esperienza nel progetto A-PON74, e viene completato dall’arrivo del chitarrista Manguss (Warnipples). Già nel settembre dello stesso 2012 danno alle stampe il loro primo lavoro autoprodotto, l’omonimo “Showdown Boulevard, subito seguito a dicembre dall’ep “Saints, Poets and Sailors” ed infine dall’attuale “Face The Challenge”.

Entrando nel dettaglio, la prima cosa che salta “all’orecchio” è che la definizione sleazy veste un po’ stretta al gruppo milanese: certo, esiste nel loro sound una propensione alle sonorità grezze e ruvide tipiche del genere, ma è completata ed affinata da una certa tendenza all’elettronica, nonché da vaghe ma disparate influenze anni ’90 d’oltreoceano, che vanno dal grunge all’alternative.

Ad ogni modo le 11 tracce scorrono piacevoli, senza però trascinare in maniera particolare. Unica pecca del platter è infatti un’eccessiva ripetitività di suoni e melodie, che rende difficile mantenere l’attenzione alta per tutta la durata del lavoro.

L’album si apre con la potente “Run Away”, che mostra immediatamente l’abilità degli Showdown Boulevard nel coniugare un tocco di elettronica con l’energia devastante del sound metal. Un pezzo davvero notevole.

Segue “Collapsed World”, che mantiene questo tiro aggressivo, stemperato appena da un refrain più melodico, in una formula che ricorda i Faith No More diMike Patton.

Welcome To My Mind” rallenta i ritmi, sfoderando un sound vagamente psichedelico, mentre “Wherever We Go” e “Voices” lasciano un po’ l’amaro in bocca, soprattutto per l’impiego di sonorità troppo ripetitive.

I Hope” affascina per la capacità di coniugare un sound tipicamente hard rock ad un’elettronica dall’effetto ipnotico.

Free To Dream (Again)” e “The Clock Strikes Twelve” catturano grazie all’utilizzo di melodie leggere ed accattivanti.

Cheater” ritorna su binari decisamente più aggressivi e canonici, ma non è che una breve parentesi: con le conclusive “Catch Me If You Can” e “I Wake Up”, infatti, gli Showdown Boulevard tornano alla loro formula vincente, fatta di chitarre grezze ed elettronica suadente.

Insomma, “Face The Challenge” si rivela essere un album godibile, rivolto a chi ama il buon hard rock senza troppi fronzoli, pur non disdegnando incursioni in territori alquanto distanti.

Rock 'em AllGli Showdown Boulevard sono un’infuocata band milanese che sa perfettamente cosa vuol dire fare musica e soprattutto far incendiare gli animi. I musicisti, che nei primi mesi del 2012 hanno dato vita a questo progetto, provengono tutti da altre bands e non di poco conto, quali A-Pon74, Warnipples e Jailhawks. Gli Showdown Boulevard sono quindi Stevie Anders, Manguss e Andy Pontremoli, i quali, uniti sotto questo appellativo, a settembre del 2012 hanno inciso e messo in circolazione il loro primo lavoro auto-intitolato, e, mantenendo il loro impegno credendoci fermamente, sono arrivati a proporci questo ultimo nuovo disco sotto l’etichetta Sinners&Saints Records. Rapidi, veloci, precisi. Mettono in piedi una formazione e subito partono con un album e poi un Ep e poi un altro full-length album. Stando ai fatti devono per forza essere meritevoli e con una gran voglia di fare, creare e sperimentarsi.

Infatti, “Face the challenge”, composta da 11 tracce, dal quale trasuda vera potenza rock, dice tutto a proposito della grinta insita negli animi dei musicisti. Quel tocco elettronico ad aprire il disco ti dice quanto la musica possa essere sconfinata e quanto si possa giocare con suoni e melodie non proprio appartenenti al classico hard rock, sprovvisto in genere di suoni sintetizzati. Uno sfociare impetuoso in riff elettrici e graffianti fa salire la temperatura. “Run Away” suona esattamente come i sentimenti richiedano di essere esplicitati. Un ritmo coinvolgente ti porta alla fine di questi 4 minuti e mezzo per lasciarti scivolare nella mani della traccia successiva.

“Collapsed World”. Si gioca di effetti che rendono ancora più interessante una musica già di per sé tosta. Per qualche verso mi riporta alla mente la musica sperimentata dai Limp Bizkit nell’album “Results may very”. Il terzo pezzo “Welcome to my mind”, anche questo, rende perfettamente l’idea di ciò che vogliono esprimere con un tono decisamente più tranquillo. Proseguendo nell’ascolto troviamo “Wherever we go” e subito dopo “Voices”. Due pezzi differenti ma che sempre mantengono la loro tipica atmosfera a metà tra il cupo e il marziale. La sesta traccia “I hope” parte con chitarre che ricordano gli Ac/Dc ma volgono verso qualcosa di assolutamente innovativo che poco centra con le leggende del Rock. Così, con lo stesso spirito scorrono “Free to dream (again)” e “The clock strikes twelve”, per giungere a uno dei pezzi che ho trovato più musicalmente interessanti di questo loro “Face the challenge”, ovvero “Cheater”. E ora si va a concludere con gli ultimi due brani “Catch me if you can” e “Wake up” dal sapore decisamente Alternative.

Un gran bel progetto formato da ragazzi con un passato che sanno scrivere musica. Interessante e coinvolgente viaggio nel Hard Rock un po’ rivisitato. Le diverse sfumature all’interno, fanno immergere e riaffiorare ciò che più segretamente è radicato in noi, tra le inconsce dinamiche forme delle nostre emozioni.

Etichetta: Ghost Record Label – 2013

Tracklist: 1. Run Away 2. Collapsed World 3. Welcome To My Mind 4. Wherever We Go 5. Voices 6. I Hope 7. Free To Dream (Again) 8. The Clock Strikes Twelve 9. Cheater 10. Catch Me If You Can 11. Wake Up

(by Melodhy R.)

Showdown Boulevard - Front CoverCosa succede quando musicisti provenienti da differenti band del recente passato, quali A-Pon74, Warnipples e Jailhawks, si uniscono agli inizi del 2012 decidendo di dar vita a un nuovo progetto musicale? In questo caso nascono gli Showdown Boulevard, nuova sleaze/hard rock band del panorama italico che si presenta subito con un omonimo album di debutto!

L’apertura è affidata a “Dawn On Showdown Blvd“, dal sapore country, per proseguire con l’elettrica e suadente “Ice Man“, con un mid-tempo invitante e sinuoso.
Riffing robusto e dinamico anche per “Motherfucker Like You“, brano tagliente e accattivante. Non siamo di fronte alla cover degli Slayer, e anche il genere è decisamente differente. Questa “Show No Mercy” segue il passo energico delle precedenti tracce durante la strofa, per poi svoltare in un melodico arpeggio durante i ritornelli.
So Bad” è la prima power ballad del lotto, romanticona e piacevole, mentre “Life Is a State Of Mind” è un po’ più movimentata, graffiante e scanzonata, ricca di assoli.
Seguono “Hands On the World“, con il suo placido hard rock, la blueseggiante “Mary Jane“, la tranquilla ma rude “It Will Be Fine” e la grintosa “Learn To Fight“.
Who Dares Wins” presenta vari cambi di tempo e umore, alternando momenti elettrici ad altri più rilassanti.
L’album si conclude con la ballad “Last Night In Paris“, caratterizzata dal pianoforte e dalla fisarmonica che fanno da sfondo alle plettrate acustiche di Manguss.

Davvero un album piacevole, da ascoltare e riascoltare. Consigliato a tutti gli amanti del sano e coinvolgente rock.

Marcello

FlashForwardShowdown Boulevard “Showdown Boulevard”

(autorprodotto)

Voto: Alto, molto alto!

Per Chi Ascolta: Rock americano, Blues, Country, Sleaze, Dogs D’Amour, Hanoi Rocks…

Inizio ad ascoltare questo disco e mi vien quasi voglia di ballare…non lo faccio, ma il groove è assolutamente trascinante. Il sound non ha nulla di italiano, anche se i tre protagonisti di questo disco sono italianissimi, e non per nulla qualcuno di loro ha già iniziato a migrare verso la gloria delle stelle e delle strisce. L’apripista “Dawn On Showdown Blvd” seduce sorniona con la voce roca di Stevie Anders e le chitarre blues e country di Manguss, poi con la successiva “Ice Man” penso al mio adorato Tyla e ai Dogs D’Amour degli anni d’oro, magari meno Sleaze ma altrettanto accattivante. Vado avanti, e con “Motherfucker Like You” mi viene in mente una versione più virile degli L.A. Guns (quando ancora erano tutti interi), fatta eccezione per le chitarre che si impongono senza sgomitare, che il buon Tracii Guns se le sognava… Geniale l’inserto melodico nella grezza “Show No Mercy” che si concede anche un bell’assolone con tante note veloci e cattive; poi irrompe l’attesa power-ballad “So Bad”, che segue il copione chitarre acustiche-voce triste-ritornello spacca cuore senza però scadere nel melenso, che non è poco, e non posso non pensare ai Quireboys… Si ritorna a rockeggiare con “Life Is A State Of Mind”, si tira il fiato col mezzo tempo “Hand On The World”, e ci si diverte con la graffiante “Mary Jane”, e se si sperava in un’altra ballad con “It Will Be Fine” ci si ritrova al cospetto di un pezzo blueseggiante con tanto di vocalizzi alcolici. E se “Learn To Fight” torna bella sleaze e divertente, “Who Dares Wins” viene introdotta da chitarre funeree per poi scivolare nel Rock’n’Roll quasi a sbeffeggiare chi era pronto a versare una lacrimuccia e invece deve scuotersi, e non importa che qualche secondo qua e là dia un po’ di tregua. A concludere il tutto la cinematografica “Last Night In Paris”, con le sue sorprendenti digressioni strumentali, pronta a essere inclusa in una soundtrack. Trovo i suoni perfetti, rotondi ma anche cristallini, i volumi equamente ripartiti tra chitarra e voce che si contendono lo scettro di attrice protagonista, la produzione adatta a un mercato internazionale e – per fortuna – lontana anni luce dagli approssimativi e maldestri tentativi di tanti personaggi nostrani; sento poco il basso di Andy Pontremoli (ed è un gran peccato), e la batteria quasi la toglierei di mezzo, ma la qualità del song-writing, la varietà di stili padroneggiati come nulla fosse e la maturità artistica di Manguss e di Anders bastano a dare la carta verde agli Showdown Boulevard, che vorrei davvero vedere calcare palchi internazionali. Il paragone con i sopraccitati gruppi non tragga in inganno: gli Showdown non imitano nessuno, semmai fanno risplendere di luce riflessa vecchie glorie mentre conquistano lo spazio che meritano. Ora, mentre alcune etichette glorificano gruppetti da quattro soldi, avverrà il miracolo che faccia sì che questo disco finisca in mano a qualcuno che sappia fargli vendere tante, ma tante copie? Io lo spero…

Momento D’Estasi: tanti, da ricercare in dodici brani uno diverso dall’altro.

Colpo di Sonno: forse l’ha avuto chi ha ignobilmente dimenticato di alzare il volume del basso!

Showdown Boulevard, an album and a band born in 2012, after the meeting of the vocalist Stevie Anders, the bass player Andy Pontremoli (the two were formerly together in the project  A-Pon74) and the experiences guitar player Manguss. The mood of the CD is sandy and distorted, but also energetic and full of life.

The musical range varies from hard rock, to country –  here and there like on the intro “Dawn On The Showdown Boulevard” – to a sort of sleaze that tributes the best days of the  ’80s. Everything is detailed and put on a personal and extremely enjoyable perspective, with aggressive songs such as “Ice Man” above the others, but also the super active and kinetic touches of “Life Is A State Of Mind”.

Showdown Boulevard offers also some darker anthems – the beautiful “Who Dares Wins”, with its complicated guitar textures. Other country flavors this time with the light melody of “So Bad”. If “Learn To Fight”  is a sort of devilish and dusty punk jingle, “Last Night In Paris” gives an unexpected romantic end to the album – as its title suggests – with twisted keyboards, a very catchy refrain and a funny frame to recreate its setting.

Glowing and personal good debut album, enjoyable from the first to the last song and with an already defined international flavor.